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Sguardo sull’orizzonte 27 Febbraio, 2009

Posted by Davide Monaco in Democrats, Ispirazioni.
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messiah5

Le risposte ai nostri problemi non sono fuori dalla nostra portata. Esistono nei laboratori e nelle università, nei nostri campi e nelle nostre fabbriche, nell’immaginazione dei nostri imprenditori e nell’orgoglio dei nostri lavoratori, i migliori del mondo. Queste qualità hanno fatto dell’America la più grande forza di progresso e prosperità nella storia umana. Ora il paese deve unire le forze e confrontare le sfide, e assumersi ancora una volta le responsabilità del proprio futuro.

Barack Obama, discorso alle Camere riunite

Affrontare le nuove sfide con coraggio, assumersi le responsabilità del proprio futuro. Ribadendo questi concetti chiave, Barack Obama, dinanzi alle Camere riunite, ha tracciato il segno di quella che sarà la sua Presidenza.

Sanità, istruzione e ricerca, energia: questa la ricetta con la quale l’America guarda all’orizzonte e sfida la crisi. Con la voglia di rialzare la testa, di costruire uniti un futuro nuovo oltre la nebbia del presente, la stessa voglia che manca allo stato attuale ad altri governi, tra i quali il nostro.

Nell’epoca della crisi del Welfare State, il nuovo Presidente punta sulla riforma del Medicare, il sistema sanitario americano in mano alle assicurazioni private che, ad oggi, lascia fuori dalla copertura circa 46 milioni di cittadini e i cui costi creano “una bancarotta ogni mezzora“, come ha affermato lo stesso Obama.

E poi l’istruzione: Obama ne farà una delle colonne portanti della nuova America. In un contesto di economia globale che spinge in maniera sempre più massiccia alla competizione non solo tra imprese o individui, ma tra le stesse nazioni, la conoscenza diviene non più solo un’opportunità per farsi strada, ma un presupposto. Puntare sull’istruzione rendendo accessibili a tutti i servizi scolastici, oltre a migliorarne sensibilmente la qualità, è il miglior investimento sul futuro di un Paese che un governo possa fare. E’ la politica più efficace per preparare un futuro certo. Ma a capirlo rimangono in pochi.

Last but not least, l’energia. Barack Obama ha ripetuto ancora una volta che il futuro è verde. Non verde uranio, però. Con la rivoluzione verde l’America riuscirà a garantire posti di lavoro, maggior risparmio energetico e abbassamento del tasso di inquinamento. Senza contare il fatto che il sistema “taglia e vendi” , ossia la vendita a caro prezzo del “diritto ad inquinare” alle grandi industrie, andrà a finanziare le agevolazioni fiscali alla classe media, oltre che la progressiva estinzione del debito pubblico americano.

Già, il debito pubblico, l’ombra nella quale si nascondono puntualmente il nostro premier e il suo addetto al pallottoliere. La soluzione possibile individuata da Obama non sta nell’immobilismo, nella paura di investire o nel taglio di scure. Sta nell’ammodernamento della burocrazia e nella revisione, riga per riga, del bilancio statale, sopprimendo unicamente quei programmi governativi inutili o obsoleti. E, soprattutto, nel rendere trasparente tale bilancio, facendo sì che sia rintracciabile la destinazione di ogni dollaro dei contribuenti, smantellando, ad esempio, il fondo al di fuori del libro spese statale creato da Bush per la guerra in Iraq.

Questa rivoluzione materiale, però, è imprescindibile dalla rivoluzione morale che il Presidente intende avviare: ancora ieri, un mese dopo il suo discorso di insediamento, ha parlato di responsabilità non solo dell’Amministrazione, ma anche dei singoli cittadini. Lo ha fatto, per citarne una, ricordando che nessuna riforma scolastica è più efficace del genitore che spegne la tv e apre un libro con suo figlio. Un ritorno all’etica della responsabilità, merce rara in un mondo nel quale la mancanza di responsabilità, che dovrebbe legare ciascun individuo alla collettività, crea disvalori e atomizzazione della società.

Non sappiamo se Barack Obama riuscirà ad assolvere il compito arduo che gli è stato assegnato. Sappiamo però che attraverso queste prime parole e queste prime decisioni, sta cercando di restituire alla politica il ruolo che merita: quello di protagonista. In questi ultimi decenni la politica si è ritrovata troppe volte subordinata allo strapotere di una cricca, una cerchia ristretta di persone che si trovano all’interno della cabina di regia dell’economia e della finanza. Una subordinazione che ha portato ad enormi diseguaglianze economiche e sociali tra parti diverse del pianeta. Ad una deformazione della società e della cultura dominante all’interno delle nazioni cosiddette avanzate. Ad una democrazia sempre meno in mano al demos e sempre più delegata a ristrette elites.

La politica si è ritrovata, così, incapace di formulare progetti, di costruire realtà nuove, di cambiare il corso della storia. Oggi questa crisi, però, ci dà un’opportunità importante: quella di ribaltare questi rapporti di forza tra politica e cricche economico-finanziarie. Ciò può avvenire a patto che le azioni politiche di oggi siano coadiuvate da una massiccia dose di coraggio. Il coraggio di alzare la testa e guardare con occhi diversi al di là della foschia che ci circonda. Il coraggio di costruire un mondo nuovo, di non lasciarsi imbrigliare dai vecchi schemi e di aprirci ad una mentalità rinnovata. Sollevando il piano della politica un po’ più in alto delle emozioni del momento e degli istinti più irrazionali. E tenendolo lontano dalle finte scenografie elettorali e dalla caccia al consenso immediato.

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