Senza Stato non abbiamo futuro 21 Marzo, 2009
Posted by Davide Monaco in Ispirazioni, Pensieri estemporanei.Tags: carlo galli, classe dirigente, economia, futuro, istituzioni, italia, multiculturalismo, partiti, politica, stato
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Riporto qui di seguito alcune importanti parti dell’articolo di Carlo Galli, professore di Storia delle Dottrine Politiche presso l’Università di Bologna ed editorialista per vari quotidiani, pubblicato sull’ultimo numero della rivista Limes “Esiste l’Italia? Dipende da noi”. L’analisi è, lo ammetto, un tantino lunga, nonostante i tagli (il testo originario è lungo 9 pagine). Ma vale la davvero pena di essere letta e compresa.
“Lo Stato oggi assume sempre più la funzione di snodo locale rispetto a dinamiche globali. Nella peggiore delle ipotesi tutto questo ha un senso chiaro: esso deve riparare, sul proprio territorio, ai disastri che accadono fuori dai propri confini. Il riferimento è concreto. Lo tsunami metaforico della crisi finanziaria -uno tsunami che abbattendosi sull’economia reale cancellerà una quantità spaventosa di posti di lavoro- è l’esempio più chiaro d’un disastro che , privo di collocazione tipica sotto il profilo geografico, deve essere arginato territorialmente.[...] (continua…)
…questo è il tempo 8 Dicembre, 2008
Posted by Davide Monaco in Pensieri estemporanei.Tags: futuro, la nausea, presente, prevedere, sartre, tempo
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Venerdì, le tre.
“Un momento ancora e sarei stato preso nella trappola dello specchio. La evito, ma solo per cadere in quella del vetro: sfaccendato, le braccia ciondoloni, m’avvicino alla finestra. Il Cantiere, la Palizzata, la Stazione Vecchia-la Stazione Vecchia, la Palizzata, il Cantiere. Sbadiglio così forte che agli occhi mi sale una lacrima. Tengo la pipa con la destra e nella sinistra il pacchetto del tabacco. Bisognerebbe caricare questa pipa. Ma non ne ho il coraggio. Le mie braccia rimangono penzoloni, appoggio la fronte contro il vetro. Questa vecchia mi irrita. Trotterella con ostinazione, lo sguardo smarrito. Alle volte s’arresta con un’aria impaurita, come se un nemico invisibile l’avesse sfiorata. Eccola sotto la mia finestra, il vento le appiccica le sottane contro i ginocchi. Si ferma, s’aggiusta il fazzoletto, le mani tremano. Riparte. Ora la vedo di schiena. Vecchia blatta! Immagino che volterà a destra per il viale Noir. Per questo dovrà percorrere un centinaio di metri, con la sua andatura ci metterà almeno dieci minuti, dieci minuti durante i quali io resterò così, a guardarla, la fronte incollata contro il vetro. Si fermerà venti volte, ripartirà, si rifermerà…
Io vedo l’avvenire. E’ là, posato sulla strada, appena un po’ più pallido del presente. Che bisogno ha di realizzarsi? Che cosa ci guadagna? La vecchia s’allontana zoppicando, si ferma, si tira su una ciocca grigia che le sfugge dal fazzoletto. Cammina, era là, ora è qui… non so più come sia: li vedo, i suoi gesti, o li prevedo? Non distinguo più il presente dal futuro, e tuttavia la cosa continua, si realizza a poco a poco; la vecchia avanza per la via deserta, sposta le sue grosse scarpe da uomo. Questo è il tempo, nè più nè meno che il tempo, giunge lentamente all’esistenza, si fa attendere, e quando viene si è stomacati perchè ci si accorge che era già lì da un pezzo. La vecchia s’avvicina all’angolo di strada, non è più che un piccolo fagotto di panni neri. Ebbene, sì, mi pare che questo è nuovo, lei non era laggiù un momento fa. Ma è un nuovo appannato, deflorato, che non può mai sorprendere. Ella sta per voltare l’angolo della strada, volta- dura un’ eternità.“
Tratto da La Nausea di Jean Paul Sartre. Geniale.















